Cerchi concentrici, la nuova filiera della radicalizzazione: dalla piazza alla cellula
Non nasce nelle cellule. Nasce nella massa. Si allarga, si seleziona, si restringe. Fino a diventare operativa. Negli anni Settanta il modello era già definito. Le Brigate Rosse costruivano consenso nelle fabbriche, nei collettivi, nelle università. Il retroterra è quello del conflitto sociale post-1968, della radicalizzazione operaia e studentesca, della crisi dello Stato industriale. Il tramite gli scritti degli ideologi del gruppo e nelle elaborazioni diffuse per tramite delle “risoluzioni strategiche” che, sebbene strutturate con un lessico ad uso e consumo di fasce limitate tra le basi del consenso, finirono con l’attecchire anche tra gli strati meno alfabetizzati dei “seguaci”.
Da lì selezionavano i favoreggiatori. Poi i collaboratori. Infine i militanti. Regolari, clandestini. Irregolari, inseriti nel tessuto sociale. Il punto di arrivo: cellule chiuse, compartimentate. Obiettivo dichiarato: colpire lo Stato. Non è teoria. È prassi documentata nei sequestri, negli omicidi mirati, nell’azione simbolica o pragmatica che culmina nel sequestro e uccisione di Aldo Moro.
Lo schema non era isolato. In Europa, gruppi come Action Directe e Rote Armee Fraktion replicavano la stessa struttura: base larga, selezione progressiva, compartimentazione operativa. Una rete che non si mostrava, ma funzionava. Queste entità agivano per lo più a livello nazionale, seppur con collaborazioni strategiche con analoghi gruppi terroristici mediorientali di carattere politico.
La mutazione: dalla militanza politica al jihad globale
Negli anni Novanta il modello cambia volto, non struttura. Il jihadismo lo adotta e lo espande. La base non è più politica, ma religiosa. Comunità ampie, non necessariamente radicali. Il secondo livello, ovvero l’islamismo politico. Il terzo è rappresentato dalla radicalizzazione selettiva e solo in ultimo le cellule operative. Al-Qaeda costruisce la prima rete globale su questo schema. Decentrata, autonoma, replicabile. Non più gerarchia rigida, ma nodi distribuiti. Il passaggio chiave è a metà degli anni Novanta, con la formalizzazione della rete transnazionale guidata da Oussama bin Laden.
Poi il salto ulteriore con Stato Islamico, proclamato nel 2014. Il progetto non è solo colpire. È controllare territorio, amministrare, attrarre foreign fighters. Il reclutamento segue lo stesso schema: massa → selezione → indottrinamento → azione.
I luoghi cambiano. Dalle moschee, progressivamente monitorate dopo l’11 settembre 2001, si passa agli spazi privati. Appartamenti, garage, luoghi informali. Meno visibilità, più controllo interno. Le cellule si spostano fuori dai grandi centri: periferie urbane, banlieue, province. È qui che si formano molte delle cellule coinvolte negli attentati europei degli anni 2015-2017.

La convergenza: attivismo, piazza e salto di qualità
Oggi il punto critico non è la singola sigla, ma la sovrapposizione dei modelli. Nelle piazze europee, il primo cerchio è ampio: centri sociali, studenti, collettivi, circoli anarco-insurrezionalisti, movimenti globali, attivismo diffuso. Mobilitazione su cause trasversali dalla guerra alla geopolitica, dai diritti alla presunta crisi sociale. Il secondo cerchio è più ristretto: antagonisti strutturati, gruppi capaci di azione diretta. Blocchi stradali, occupazioni, incendi, scontri con le forze dell’ordine. Qui la protesta diventa pressione. Il terzo livello è quello meno visibile: selezione interna. Non tutti passano e pochi vengono individuati. Ancora meno coloro i quali vengono radicalizzati e resi operativi.
È qui che avviene il salto: dalla piazza alla clandestinità.
Non strutture rigide, ma nuclei piccoli, autonomi, difficili da tracciare. Dinamiche già osservate nei movimenti insurrezionalisti europei e nei circuiti anarchici più radicali.

Il livello invisibile: la filiera del finanziamento
C’è un altro cerchio, non operativo, ma decisivo. É quello rappresentato da finanziatori, circuiti ristretti, capacità di sostenere campagne complesse: mobilitazione, comunicazione e logistica. È un livello già emerso in diverse indagini internazionali sul finanziamento dei movimenti radicali e delle reti jihadiste, dove il flusso economico rappresenta il vero moltiplicatore di capacità operativa. La base è Londra, dove i gruppi eterogenei di business man, politici, imprenditori, tutti riuniti sotto l’egida della sinistra internazionalista, allo scopo di agire contro le iniziative degli Establishment globali impegnati su vari fronti di conflitto, politiche locali e innovazioni tecnologiche in genere.
Se il contrasto dapprima si delineava su una linea politica, da anni laburisti britannici, democratici statunitensi, marxisti/leninisti europei, propendono per una sconfitta di ogni iniziativa della parte avversa che, nel caso del conflitto iraniano, si configura nel finanziamento alla minoranza curda ed altre, allo scopo di penetrare a fondo il territorio e infine a scontrarsi sul terreno della selezione del tipo di governo da instaurare e della richiesta delle rispettive autonomie. Ciò comporterebbe, di fatto, ad una sconfitta dell’asse israelo-americano che, pur sconfiggendo il regime teocratico di Teheran, assisterebbe ad uno scontro fratricida in seno alle vari comunità etnico-religiose del Paese asiatico.
La “filiera del finanziamento” non agisce in piazza, non ha una parte visibile, non partecipa ai conflitti, semplicemente li fomenta.
Il dato strutturale: perché il modello resiste
Non è una questione ideologica, anche perché scontata ed ampiamente condivisa, ma un modello organizzativo.
Funziona perché:
- riduce l’esposizione dei livelli operativi
- rende intercambiabili le cellule
- mantiene ampia la base di consenso
- separa chi agisce da chi sostiene
È lo stesso schema che negli anni Settanta portava a parlare di “attacco al cuore dello Stato” che oggi non viene più dichiarato pur essendosi tramutato in “attacco a cuore degli Stati”. Non servono ulteriori pianificazioni poiché la struttura è già operativa.
Il presente è stato redatto come prologo ad ulteriori approfondimenti e rappresenta un punto di inizio di successive pubblicazioni che mirano ad una esplicitazione ulteriore delle specifiche argomentazioni trattate.
